Aree naturali di Castellabate

Aree naturali di Castellabate

Il territorio di Castellabate, soprattutto nella zona costiera di Licosa e Ogliastro Marina, è caratterizzato dalla presenza del “flysch del Cilento”, una roccia sedimentaria composta da diverse stratificazioni (costituite tipicamente da alternanze cicliche di arenaria, di argilla o marna, di calcare). Si è formata a seguito dell’erosione delle montagne in formazione, che sono emerse dal mare, e i cui detriti quindi si sedimentarono nelle adiacenze dei bacini marini. Tali rocce, immerse nella macchia mediterranea, degradano lentamente nel mare estendendosi anche per oltre cinque miglia. Nei fondali questa conformazione rocciosa, formata da numerose cavità e spaccature, viene utilizzata come rifugio da diversi organismi animali e vegetali. Tra San Marco e punta Licosa è ben visibile l’affioramento degli strati del flysh, che si presentano deformati e inclinati rispetto all’originario assetto orizzontale e l’azione del moto ondoso, erodendo maggiormente i livelli più teneri, ne esalta la stratificazione.

Altri tratti di costa sono interessati da fenomeni erosivi, dovuti principalmente a fattori climatici, che hanno dato vita a spiagge fossili (come quella di San Marco) o a azioni disaggregative delle rocce, come nel caso della costa che va da punta Pagliarolo a punta Tresino. In questo tratto la costa risulta essere particolarmente accidentata, formata da grandi blocchi e segnata numerose fratture chiamate diaclasi.

Il fenomeno erosivo è testimoniato anche dalle caratteristiche rocce che si sono formate e levigate nel tempo: come lo scoglio “della Tartaruga” e quello “della Principessa saracena”, che richiama nella forma il viso di una donna intenta ad ammirare il mare. Tale scoglio, secondo una leggenda del posto, è la principessa saracena Ermigarda, la quale si gettò nel mare per unirsi al suo amato pescatore Octavio inghiottito dalle onde. Nettuno per pietà li trasformò in scogli.

Un altro fenomeno che va a modellare la forma delle rocce arenarie della costa è quello dell’aloclastismo, dovuto alla cristallizzazione del sale marino, il quale con la sua azione espansiva disgrega la roccia creando una serie di sculture alveolari molto particolari.

Costa e area marina: Castellabate si estende per 19 km lungo il mare con l’area marina protetta Santa Maria di Castellabate e una costa variegata, frastagliata, dove si alternano scogli, alti dirupi, baie, calette naturali e dorate spiagge. Le spiagge sabbiose comunali principali sono: quella “del Pozzillo”, “di Marina Piccola”, “di punta dell’Inferno” o “dello Scario”, “della Grotta”, “della Baia Arena”, “della punta di Ogliastro”, e “del Lago” detta anche “ù Sciome”. Numerose sono le calette naturali presenti soprattutto nella zona di Ogliastro Marina, Licosa e Tresino. Le più rinomate sono “Cala della bella” e il “Saùco”. La costa di Castellabate presenta una grotta naturale emersa (dove sono stati ritrovati alcuni reperti paleolitici) nei pressi dell’omonima spiaggetta sabbiosa a San Marco, diverse grotte marine (come quelle di punta Pagliarolo) e fondali interessanti, mete di escursioni subacquee. Il territorio comprende diverse passeggiate lungo il mare (come quelle del lungomare “delle Tartarughe”, “Tommaso Perrotti”, “Raffaello De Simone”, “Barone Nicola Pepi” e “Bracale”.

Parco e sentieri naturali: il territorio, cuore del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, presenta diverse aree verdi e sentieri naturali, attrezzati anche come percorsi botanici. Le aree verdi più importanti sono il bosco del Castelsandra, il parco di villa Matarazzo, le pinete di Ogliastro Marina, Licosa e Tresino, mentre i principali sentieri sono quelli tra “Ogliastro Marina e il Pozzillo” (8,6 km), “San Marco e Licosa” (4,4 km), “Santa Maria e Castellabate centro storico” (0,6 km), e “Lago, Tresino, San Pietro” (9,1 km).

Isola di Licosa (160 metri di lunghezza e 40 metri di larghezza): da sempre importante punto di riferimento per la navigazione, rappresenta il sito naturale più caratteristico del territorio comunale con le sue pericolose secche e i suoi limpidi fondali, testimoni di numerosi affondamenti. Nelle sue acque sono visibili i resti sommersi dell’omonima città greco-romana, specialmente quelli di una villa romana e di una vasca per l’allevamento delle murene (risalente ad un periodo che va dal I secolo a.C. al I secolo d.C.). Sull’isola, dove svetta il faro e il rudere della casa del guardiano del faro, sono stati rinvenuti diversi reperti di epoca greco-romana come una lastra con un’epigrafe dedicata a Cerere, un mosaico d’epoca romana e numerose ceramiche greche del V secolo a.C., conservate nel Museo archeologico nazionale di Paestum. La zona è pervasa dal mito delle sirene. Si crede che il nome di Licosa derivi dalla sirena Leucosia, che, secondo autori come Licofrone, Strabone e Plinio il Vecchio, qui abitò e qui fu sepolta dopo che si gettò in mare. Anche Omero, nell’Odissea, accenna all’isola delle sirene dal canto ammaliatore, beffate da Ulisse e il suo equipaggio. Ma siccome l’isola di Licosa un tempo era collegata al promontorio, prima dell’inabissamento della costa avvenuto nel IV secolo a.C., si ritiene che l’isola delle sirene possa essere la poco lontana “Secca di Vatolla” (da dove è possibile osservare Vatolla), profonda circa sei metri. Aristotele narra della presenza sull’isoletta di un tempio dedicato a Leucotea, identificata con Leucosia. Altri autori, come Dionigi di Alicarnasso e Sesto Pompeo Festo, sostengono che il nome Licosa sia dovuto ad una cugina o una nipote di Enea sepolta sull’isoletta (“Leucosia insula dicta est a consobrina Aeneae ibi sepulta”).

 

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castellabate

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40.282611419571, 14.945742126367

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