Duomo di Cava de’ Tirreni

Duomo di Cava de’ Tirreni

Il duomo di Santa Maria della Visitazione è il principale luogo di culto della città di Cava de’ Tirreni, in Campania, e concattedrale dell’arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni.

Non vi sono molti riscontri storiografici relativi alle origini della storia dell’impianto, però appare probabile che la vicenda del complesso sia intrinsecamente legata allo sviluppo della Badia benedettina della Santissima Trinità, che a partire dall’epoca medievale e sino alla seconda metà del XV secolo, così come risulta accertato da alcune fonti, possedeva il territorio “della Cava” sul quale esercitava la giurisdizione ecclesiastica. In seguito allo sviluppo del centro “della Cava” in età moderna sono istituite nella cittadina alcune grancie, e in particolare la chiesa di “Santa Maria Maggiore del Casale” ne riceve il titolo di “Parrocchiale”.

La chiesa, una probabile preesistenza, risulta pertanto presumibilmente fondata intorno al 1089 per volere dell’abate San Pietro (terzo abate del complesso della Santissima Trinità) – come testimoniato da due bolle del pontefice Urbano II (la seconda, di conferma della fondazione, è del 1092) – e completata nel contesto della costruzione del casale fortificato. L’ impianto primitivo di questa chiesa era suddiviso «… in tre navi…all’antica… e con pregio di 6 colonne di buoni marmi che sostenevano gli archi delle navi laterali…». L’attuale tipologia della concattedrale cavese risulta comunque legato alle sue origini accertate che corrispondono al XVI secolo (di cui sono visibili elementi architettonici distintivi sia in facciata che all’interno), allorquando per volere di monsignor Pietro Sanfelice venne richiesta la costruzione di una nuova cattedrale (1517) affidando i lavori a Cardillo de Monica, e poi, nel 1550, durante l’episcopato di Tommaso Caselli, iniziato un ulteriore progetto su direzione dei lavori dell’architetto Pignoloso Cafaro e completato nel 1573. Le vicende storiche della fabbrica sacra sono intrinsecamente legate ai tragici terremoti che colpiscono il centro “della Cava” nella sua secolare storia: durante l’episcopato di Girolamo Lanfranchi (1636-1659) la chiesa viene ristrutturata per deficienze statiche e arricchita di stucchi e marmi tipici del periodo; nel 1691 su iniziativa del vescovo Giambattista Giberti fu costruita una cupola che in seguito a un sisma rovinò tre anni dopo; ulteriori rifacimenti e ristrutturazioni dell’impianto furono eseguite durante tutto il secolo XVIII, compresi alcuni altari di pregevole fattura realizzati in marmi policromi.

La struttura come attualmente si presenta è l’esito quindi di una ristutturazione operata in età moderna nello spirito della Controriforma; l’impianto è longitudinale, a tre navate, suddiviso da massicci pilastri che determinano la suddivisione dello spazio interno, e con cappelle laterali. La facciata, posta su una scalinata e in posizione dominante l’intera piazza antistante, è a tre ingressi collocati in corrispondenza delle navate interne; il livello superiore del prospetto, di chiara matrice tardobarocca, presenta un volume che si sviluppa in alto per lo sviluppo esclusivo della navata centrale con un timpano triangolare che sormonta l’intera composizione. Agli inizi dell’Ottocento la cattedrale acquisisce il coro ligneo prima esistente nella chiesa di Santo Spirito di Palazzo a Napoli – soppressa in seguito alle leggi del decennio francese e demolita per la costruzione dello spazio neoclassico poi completato (dopo la Restaurazione) con la chiesa di San Francesco di Paola – e nel 1823 su un probabile progetto di Agostino Lista viene rifatta la facciata e il sagrato; nel 1838 Gaetano Genovese occupa con la collaborazione di Giovanni Rosalba è impegnato in un progetto di rifacimento del tetto mentre tra il 1865 e il 1876 viene regolarizzata la piazza antistante il Duomo.

Ulteriori rifacimenti eclettici furono compiuti all’interno durante l’episcopato di Giuseppe Izzo (1890-1904) e tra il 1930 e il 1932 si realizzarono gli ennesimi lavori di ripristino in seguito ad un violento terremoto. Intorno al 1962 – così come riferito da fonti dell’ufficio tecnico diocesano – per volere del vescovo Alfredo Vozzi fu affidato a Ferdinando Chiaromonte, esponente di spicco nel panorama della cultura architettonica partenopea del Novecento, l’incarico di un rifacimento degli interni ispirato alla monumentalità e ai canoni razionalisti. Tale intervento eseguito in prevalenza per l’area presbiteriale era stato predisposto soprattutto in relazione alle trasformazioni in corso negli stessi anni – in un contesto di grave emergenza, ancora esito delle lunghe ed estenuanti vicende di recupero post-bellico – per le cattedrali di Benevento, Teano e Capua (si vedano le relative schede documentarie nel presente volume).

Il modello di ricostruzione dello spazio liturgico preminente (presbiterio) della cattedrale di Benevento – con altare sottoposto ad un monumentale quanto essenziale ciborio in marmo sul modello della “Cathedra Petri” e ispirato alla realizzazione berniniana della “basilica madre” di Roma – viene in tal senso riproposto anche nella concattedrale di Cava de’ Tirreni. Recenti lavori di restauro, finanziati dal provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania e completati nel marzo del 2000, sono stati eseguiti per il ripristino funzionale della struttura e per la realizzazione contestuale di una ipotesi, ancora in fieri, di adeguamento liturgico.

 

Indirizzo

Indirizzo:

Piazza Vittorio Emanuele II, 17, 84013 Cava de' Tirreni

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40.7000521316506, 14.707607064556889

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