Frazioni di Vietri sul Mare

Frazioni di Vietri sul Mare

Le frazioni del comune di Vietri sul Mare:

  • Albori (con pronuncia Àlbori) è la frazione più piccola di Vietri sul Mare. È uno dei centri abitati che fanno parte dell’associazione I borghi più belli d’Italia. L’etimologia del suo nome potrebbe derivare dal latino Arbor che significa albero. Questo piccolo borgo, distante 2 km circa dal centro di Vietri sul Mare, sorge a 264 metri s.l.m. all’interno di un’insenatura che si sporge proiettandosi sulla costiera amalfitana. Il suo asse viario principale è via Capodimuro che oltre ad attraversarlo quasi per intero lo collega con la vicina Raito (dalla quale dista pochi metri) e con Vietri. L’attrattiva principale di Albori è la sua particolare posizione; altro punto di interesse è la chiesa parrocchiale dedicata a santa Margherita di Antiochia e giù a valle sul mare è presente la Torre d’Albori con Cartiera e spiaggia privata appartenuta al casato dei Conti Mellucci. Altra caratteristica del borgo sono i suoi vicoli, molti dei quali sono sormontati da volte. L’economia di Albori si basa prevalentemente sul turismo (sono presenti attività di ristorazione e agriturismi) e in minima parte sull’agricoltura, dedita principalmente alla coltivazione di agrumi.
  • Dragonea è la più popolosa frazione di Vietri sul Mare, il paese sorge a circa 270 m s.l.m. e dista circa 2,5 km da Vietri Sul Mare, 7 da Salerno, 4 dalla frazione Raito, 5 da Àlbori e da Molina. In quanto frazione di Vietri è parte territoriale della Costiera amalfitana e sorge sulla strada provinciale che congiunge Vietri con Cava de’ Tirreni (da cui dista circa 5 km), che passa presso la locale Badia. I principali nuclei abitativi che la formano sono le contrade di Padovani, di Iaconti, Raccio, Vallone, Tresara e San Vincenzo vicino al santuario di San Vincenzo Ferreri. Le origini del paese potrebbero risalire al 455 d.C. quando in seguito alla distruzione dell’etrusca Marcina (l’antica Marina di Vietri), i suoi abitanti si dispersero per il territorio dell’attuale città di Cava de’ Tirreni ed alcuni presumibilmente si rifugiarono sul colle ad occidente della città, dove oggi sorge appunto Dragonea. Il più antico nome del villaggio è Transbonea ad evidenziare la sua posizione al di là del fiume Bonea (dal latino trans Boneam) ma anche altre denominazioni, quali Transboneja e Dragoneja, ricorrono in documenti risalenti al secolo XI conservati oggi nell’archivio della Badia di Cava. Alla fine di quel secolo infatti, Dragonea era un casale considerevole e venne dato in feudo dal Principe Gisulfo II a Vivo Visconte insieme ai villaggi vicini. Nonostante la denominazione attuale del paese (la cui forma dialettale è Troneja) sia semplicemente la deformazione del nome primitivo, una leggenda lo fa derivare da un orrendo dragone. Si narra infatti che in una spelonca in prossimità del paese si annidava un serpente di smisurata grandezza che fu ucciso da S. Leone, abate del Monastero della SS. Trinità di Cava, il quale con le sue preghiere, più che con la spada, liberò il popolo da quell’incubo. Gli abitanti sono chiamati “Truccanari” o “Dragonesi”. L’origine del termine truccanari deriva da una vicenda del XIX secolo: Si narra che dei dragonesi in processione verso la Badia di Cava si fossero muniti di ceri che nascondevano un'”anima” in legno, onde arrivare preparati ad eventuali scontri fisici con i cavesi, anch’essi ostili. Successivamente agli scontri che avvennero fu coniato il termine, derivante da una sorta di crasi fra le parole troccano (pezzo di legno o bastone in napoletano) e trucco (riferito allo stratagemma di nascondere il corpo contundente in un cero da processione). Nel tempo questo soprannome si diffuse nella cultura popolare di ambito locale, tanto da sostituire de facto il termine dragonesi come gentilizio per il paese. Per estensione, negli ultimi decenni questo termine è stato (e viene ancora) spesso usato in ambito calcistico, soprattutto riguardo alla storica rivalità di campanile fra le compagini di Cava de’ Tirreni e Salerno. La chiesa principale è la chiesa dei santi Pietro e Paolo Apostoli, parrocchia millenaria, una delle più antiche nella provincia di Salerno. Altra chiesa molto importante è il santuario di San Vincenzo Ferreri, che fu gravemente danneggiato dal terremoto dell’Irpinia del 1980 e su cui, dopo anni di attesa, sono in corso i lavori di ripristino.
  • Molina è una frazione del comune di Vietri sul Mare, in provincia di Salerno, al confine con il comune di Cava de’ Tirreni. Il suo nome deriva dai mulini ad acqua, costruiti in epoca medioevale. Molina sorge in una vallata alle pendici dei monti Lattari, lungo il torrente Bonea, a ridosso della SS18. È situata a metà strada fra Cava de’ Tirreni (a 4 km) e Vietri sul Mare (a 1 km), e da Salerno dista 8 km. Da Raito dista 5 km, e 6 da Dragonea, ed Albori. Non esistono documentazioni certe circa il periodo storico in cui la piccola frazione ha avuto origine. La sua fondazione viene fatta risalire intorno agli anni 1050, quando San Leone I secondo abate della Badia di Cava vi fondò un piccolo monastero, tuttora esistente, ma adibito ad esigenze abitative. Forse, anche per queste ragioni, il paese un tempo apparteneva al comune di Cava de’ Tirreni e solo successivamente subentrò a Vietri sul Mare. Tuttavia, leggende e racconti popolari riallacciano la fondazione di Molina già 500 anni prima, quando un gruppo di abitanti dell’antica città di Marcina per scampare alle invasioni dei vandali, si nascosero nelle grandi grotte dei monti Metelliani, vicino alle sorgenti del Bonea. Da quel piccolo nucleo di persone, che dividevano tutto per sopravvivere, sorse quindi l’odierno paese. Tale tesi, è, inoltre, avvalorata da un antico documento della Badia di Cava, il Codex diplomaticus Cavensis, in quanto richiama il nome di Molina nel 984, ossia più di cinquant’anni prima della fondazione del monastero di San Leone I. La valle del Bonea con mulini, ed in fondo il distrutto Ponte del Diavolo (foto anonima della seconda metà dell’800). Un tempo Molina era un villaggio rinomato per la produzione di ceramiche, la cui industria si intensificò a partire dal XIX secolo. Tra il 9 e il 23 settembre 1943, durante la Seconda guerra mondiale, il piccolo villaggio fu teatro dell’Sbarco a Salerno operata dagli Alleati; infatti Molina costituiva un passo, superato il quale le truppe poterono entrare agevolmente nell’Agro Nocerino Sarnese. Il 25 ottobre 1954 Molina fu coinvolta nella tragica alluvione che colpì Cava de’ Tirreni, Vietri sul Mare, Salerno, Maiori, Minori e Tramonti. La pioggia insistente, che iniziò a cadere intorno alle ore 17:00, si tramutò ben presto in un uragano e nel giro di 24 ore caddero più di 500 mm di pioggia, devastando tutta la zona. Molina venne spazzata via da una grossa frana discesa dal pendio della montagna soprastante, da poco disboscata. Le vittime (tra Cava e Vietri, compresa Molina) furono 137. I danni causati dal disastro ed i suoi momenti drammatici sono ancora vivi nel ricordo della popolazione sopravvissuta ad esso, fra tutti i monumenti citiamo in particolare la distruzione della parrocchia plurisecolare dedicata alla Madonna della Neve e l’antico ponte dell’acquedotto, chiamato – secondo un’antica leggenda popolare – “Ponte del Diavolo”. Alcuni anni dopo l’alluvione a Molina iniziò la ricostruzione, ed il paese tornò a popolarsi.
  • Raito è una frazione di Vietri sul Mare, la frazione è collocata su un’altura della costiera amalfitana, a circa 3 km da Vietri sul Mare, 1 da Àlbori, 4 da Dragonea e 5 da Molina. Da Salerno dista 6 km, 7 da Cava de’ Tirreni, 6,5 da Cetara e 21 da Amalfi. Diventato celebre perché la fiction televisiva “Capri” è stata “girata” nella villa Guariglia denominata “villa Isabella” . Raito è famoso nel mondo per le caratteristiche “scale”, che sono l’unico mezzo con il quale si può girare in paese. Infatti esso ha solo 2 strade, una in cima ed una in basso al paese, le quali sono ben collegate con le linee di autobus vietresi. Insieme a tutta la costiera amalfitana è considerato patrimonio mondiale dell’Unesco. Infine, il suo nome deriva dal latino “ragitus” che significa baciata dal sole, tanto grazie alla sua collocazione giacché il sole la “bacia” dal suo sorgere fino al tramonto. Raito gode di un panorama magnifico su tutto il golfo di Salerno e su Vietri, ed è considerato un paradiso naturale di salute collocato tra montagna e mare.

 

Indirizzo

Indirizzo:

Vietri sul Mare

GPS:

40.6679449, 14.7278743

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