Monti e Vallate di Siano

Monti e Vallate di Siano

La vallata in cui sorge Siano è conosciuta anche come Valle dell’Orco.

Tale nome ha origini antiche, molto probabilmente legato alle condizioni climatiche che vedevano un forte vento soffiare per lunghi periodi durante l’anno. Oppure, secondo un’altra interpretazione basata sulla tradizione tramandata oralmente, l'”Orco” alluderebbe ad Annibale che, proveniente dalla pianura di Sarno e imboccando il tracciato che sarebbe poi diventato la via Popilia, attraversò il passo in prossimità dell’attuale rudere Campanile dell’Orco sito in località Montagna Spaccata di Lanzara nel vicino comune di Castel San Giorgio e stazionò nella vallata sianese nel 216 a.C., mettendola a ferro e fuoco con tutto il circondario durante l’assedio di Nuceria Alfaterna.

La conca è circondata dai tre monti principali Le Porche, Iulio e Bosco Borbone, e presenta un paesaggio di tipo collinare/montano.

Il territorio comunale si estende su una superficie di circa 8,57 km² e risulta compreso tra i 104 m (in località Starze di Valesana) e i 952 m (vetta del monte Le Porche) s.l.m., presentando quindi un’escursione altimetrica complessiva pari a 848 m.

I monti sianesi sono costituiti tipicamente da un basamento roccioso calcareo su cui si sono depositate nel corso dei millenni spesse coltri di piroclastiti vulcaniche, cioè ceneri e lapilli eruttati: dapprima dagli apparati vulcanici ora quiescenti di Ischia (in attività da 150000 anni fa fino al 1302) e dei monti Flegrei (in attività da 39000 anni fa fino al 1538), in seguito dal complesso del monte Somma-Vesuvio (in attività da 25000 anni fa fino al 1944).

I depositi piroclastici attualmente presenti sui monti dell’intera area sarnese si sono formati negli ultimi 42000 anni, anche se il contributo principale presente tutt’oggi è il residuo delle fasi eruttive più importanti del monte Somma-Vesuvio, da quella di 25 000 anni fa all’ultima imponente del 1631. In particolare, i carotaggi effettuati nel terreno evidenziano la sovrapposizione degli strati depositati delle seguenti eruzioni “preistoriche” del Somma-Vesuvio che, essendo molto potenti e vaste, insistettero direttamente anche sulla vallata sianese.

La vetta maggiore della vallata sianese è il monte Le Porche situato a nord del territorio urbano e alto circa 952 m. Esso possiede una propaggine minore verso est detta Colle Vavere, di 470 m. Il nome “Le Porche” deriva probabilmente dalla tipologia degli allevamenti suini che vi si tenevano copiosi in passato. In cartografia esso è indicato anche come monte La Foresta in quanto era fittamente ricoperto da piante ad alto fusto, come quercia e cerro. I pascoli del monte Le Porche sono costituiti da una gariga con prevalenza di piccoli arbusti e attualmente risultano particolarmente adatti allo sfruttamento da parte dei caprini.

A partire dagli anni ottanta, il monte è stato soggetto ad un visibile fenomeno di disboscamento alle pendici, acuito soprattutto dagli incendi estivi. Il monte Le Porche fu coinvolto negli eventi franosi che seminarono morte e distruzione nel territorio comunale il 5 maggio 1998, i cui segni sono ancora ben visibili nella caratteristica raschiatura degli avvallamenti sul fianco della montagna che ne evidenziano il substrato calcareo. Le frane del 5 maggio 1998 interessarono tutte la stessa dorsale (i monti Picentini), nel caso specifico il blocco del monte Pizzo d’Alvano (1134 m) e dintorni, e colpirono duramente anche il comprensorio dei comuni limitrofi quali Sarno, Quindici e Bracigliano.

Il monte Iulio è alto circa 623 m e cinge la vallata da est. La vetta maggiore è anche nota col nome di monte Poggio Coviglia, mentre la leggera propaggine in direzione nord verso Bracigliano è nota come Colle Petraro ed è alto 490 m e infine, proseguendo verso sinistra di chi guarda il monte dalla vallata di Siano, in direzione nord-ovest, si trova il più basso Colle Cognulelle (che ospita il ripetitore televisivo), a quota 313 m.

Il Colle Cognulelle si raccorda poi con il Colle Vavere (facente parte del suddetto complesso del monte Le Porche) attraverso un’insellatura a quota 260 m circa detta Madonna del Carmine, che permette l’accesso al comune di Bracigliano. Secondo la tradizione, il monte Iulio fu consacrato con tale nome dai Romani al loro imperatore Cesare, che lo concesse ai suoi legionari per tagliarvi la legna e per gli altri usi necessari allo stanziamento dei militari in quel luogo.

Il monte Bosco Borbone è alto circa 606 m ed è posto a sud, con una propaggine minore verso est nota con il nome di monte Torello, a quota 470 m, e un’altra verso nord-ovest detta più propriamente Colle Borbone, alta 398 m. Tale monte si trova indicato anche con il nome di monte Torre del Gatto, specie nella cartografia del confinante territorio sangiorgese.

L’insellatura tra il monte Le Porche e il Colle Borbone individua un passo in direzione ovest a quota 300 m circa noto come La Cappella di Siano presso i sianesi o, per gli abitanti di Sarno posta dall’altro versante, semplicemente come Montagna Spaccata o La Sella di Siano. Tale sella separa la vallata sianese dall’Agro nocerino-sarnese vero e proprio. Dal passo è possibile ammirare tutta la piana del fiume Sarno, nonché del Golfo di Napoli, spaziando dai monti Lattari (che costituiscono l’ossatura della penisola sorrentina) fino al Vesuvio.

Gli accessi alla vallata sianese sono: il principale, in direzione sud attraverso il comune di Castel San Giorgio, in quel tratto pianeggiante che separa il monte Iulio e il monte Torello, propaggine del monte Bosco Borbone: permette il collegamento a Mercato San Severino e alla Valle dell’Irno, nonché ovviamente a tutto l’Agro nocerino-sarnese; dopo gli eventi franosi del 1998, alla storica via di collegamento se n’è aggiunta un’altra, più capiente, che si raccorda alla Zona Industriale di Siano;
in direzione nord-est attraverso il comune di Bracigliano, percorrendo un’insellatura detta Madonna del Carmine: mette in contatto con Avellino da un lato e con il Vallo di Lauro dall’altro;
in direzione ovest attraverso il comune di Sarno, passando per l’insellatura de La Cappella di Siano: rimasto inagibile negli anni seguenti agli eventi franosi del 1998, è stato ripristinato completamente nel 2010 con la costruzione di una nuova sede stradale sul versante sarnese.
La morfologia della vallata che si presenta immediatamente attorno all’abitato di Siano e fino al limite delle zone boschive è caratterizzata da terrazzamenti composti prevalentemente da terra e mura a secco.

La valle di Siano si trova in un’ansa secondaria del bacino idrografico del fiume Sarno, precisamente quella solcata dal torrente tributario Solofrana (confluente dapprima nella Cavaiola e infine nel fiume Sarno stesso); proprio verso la Solofrana, attraversante il vicino comune di Castel San Giorgio, sono convogliate le acque reflue dell’intera vallata.

I monti che circondano Siano fanno parte della catena appenninica meridionale la cui orogenesi, secondo gli studi geologici, è da rintracciare nella deformazione di differenti domini di era meso-cenozoica che sono il risultato della convergenza durante il periodo Cretacico-Quaternario tra la placca africana e quella europea.

Le varie parti della catena sud-appenninica emersero dal mare in fasi diverse tra le epoche del Pliocene (5-2,5 milioni di anni fa) e del primo Pleistocene (intorno ai 2 milioni di anni fa). Ad avvalorare ciò, i ritrovamenti di fossili di scheletri di pesci alla sommità della sella montana tra Siano e Sarno avvenuti durante i lavori di rottura della roccia per costruirvi la strada provinciale.

Non tutte le montagne della valle sianese emersero dalle acque nella stessa epoca: ipotesi basate sull’osservazione della tipologia delle rocce inducono a supporre che dapprima emerse il gruppo di monti posti a sud di Siano, occupanti una larga parte anche del comune di Castel San Giorgio (e di cui fa parte il monte Bosco Borbone) e poi il gruppo posto a nord e ad est della vallata sianese, raggruppamento quest’ultimo che s’innesta nell’unica dorsale che partendo da Sarno e, passando per La Cappella di Siano e Bracigliano, arriva alle spalle della frazione Campomanfoli di Castel San Giorgio (e di cui fanno parte il monte Le Porche e il monte Iulio).

Il Bosco Borbone e la sella de La Cappella di Siano che lo unisce al monte Le Porche, separano la vallata dalla piana principale dell’Agro nocerino-sarnese; tale più vasta pianura è compresa tra i rilievi montuosi dell’area sarnese, il complesso del monte Faito sopra Castellammare di Stabia e il Vesuvio, ed è una depressione strutturale impostasi nel Quaternario (circa 1,6 milioni di anni fa). I due monti sianesi suddetti si sono originati proprio dall’azione delle faglie dirette prospicienti il piano principale dell’Agro nocerino-sarnese, i cui moti geologici hanno generato questi due classici esempi di agglomerati montuosi carbonatici.

I versanti dei monti affacciantesi su Siano presentano delle pendenze che variano dai 20° ai 45º e sono spesso interrotte a diversa quota da piccole scarpate naturali sub-verticali, detti comunemente “valloni” (o, meno diffusamente, anche “fossi”). Inoltre tali scarpate sono tagliate spesso da linee tettoniche a minor rigetto e ad andamento quasi ortogonale a quelle principali.

I principali valloni del lato sianese del monte le Porche sono, guardando la montagna da sinistra verso destra: vallone Donice (attraversato da un ponte della strada provinciale SP 7 Bracigliano-Siano-Sarno); vallone Fosso Le Porche (attraversato da un ponte della medesima strada provinciale SP 7); vallone Montagnelle (attraversato da un ponte della medesima strada provinciale SP 7); vallone Chivano (attraversato da due ponti della medesima strada provinciale SP 7).

Guardando il monte Iulio, sempre da sinistra verso destra, si trovano il: vallone Colle Petraro; vallone Lavinara.

Indirizzo

Indirizzo:

Siano

GPS:

40.80003382740889, 14.711796931396485

Telefono:

-

Email:

-

Web:

-

Fare clic sul pulsante per mostrare la mappa.
Sto caricando…