Santuario di Santa Maria della Colomba

Santuario di Santa Maria della Colomba

Il Santuario di Santa Maria della Colomba o anche Santa Maria della Visitazione, denominazione scaturita dalle visite pastorali del XVIII secolo, ha antiche origini che potrebbero risalire al XIV secolo. Il complesso, oggi chiuso (ma fino agli anni 90′ era aperto al culto) è ubicato a 645 ca m. s.l.m., alla sommità di un promontorio che sovrasta il torrente Arenaccia ed è prospiciente un’ampia vallata, detta della Palomba, sul cui fronte opposto è posto l’antico centro abitato di Atena Lucana. Il culto è legato alla miracolosa apparizione della Vergine SS. ad un pastore che avendo smarrito un giovenco tra le forre e le pareti scoscese della roccia lo ritrovò prostrato dinanzi ad una sacra immagine mariana posta in un incavo di un albero. La tradizione vuole, inoltre, che una prodigiosa nevicata abbia tracciato il perimetro della cappella, proprio sul luogo dell’avvenuta apparizione.

La struttura in origine si configurava con la chiesa ad unica navata ed un campanile. Tra il XVII ed il XIX secolo in Santuario ha subito degli ampliamenti con l’edificazione di volumetrie a due piani che si articolano sull’ala est della chiesa e quella prospiciente la valle, per garantire un’attrezzata accoglienza ai pellegrini che giungevano sul posto, nonché essere dimora fissa per monaci francescani dipendenti dall’importante complesso di Sant’Antonio di Polla (SA). Le prime notizie della chiesa, considerata “fuori abitato”, provengono dalla visita pastorale del 3 giugno 1606 del vescovo Morello che annota la Cappella di S. Maria della Palomba (famiglia Caschi).

La chiesa che oggi si presenta ancora con un unica navata ed a pianta rettangolare, nel XIX secolo (1840), ha avuto un parziale allungamento che è coinciso con l’aggiunta dei nuovi volumi sviluppatisi sulla parete rivolta sulla valle sottostante, che hanno determinato  una nuova apertura laterale, sulla parete est della chiesa, utilizzando un portale di fattura rinascimentale, la cui soglia però reca la data del 1840. Una seconda apertura è presente sulla parete laterale con un analogo portale che, sull’architrave, reca la data del 1719. A questa data impressa si riferiscono i lavori settecenteschi della chiesa ad opera del Vescovo Giocoli di Capaccio che determinò un rifacimento complessivo della chiesa commissionando, con molta probabilità, alcune opere d’arte che oscillano cronologicamente tra la fine del ‘600 ed il primo ventennio del ‘700.

L’interno si presenta a navata unica con dieci cappelle laterali, che conservano pregevoli opere d’arte, tra cui la cappella di S. Biagio, patrono della città, che custodisce un elegante busto del Santo di scuola napoletana e un altare in marmi policromi. Prima dell’unità d’Italia, il convento fu sede dei frati francescani, i quali erano propagatori del culto della Vergine delle Grazie.  L’entrata si apre con un portale in pietra del secolo XVIII, dove nella chiave di volta è scolpita una colomba; ai lati due angeli in pietra di Padula e opere di Andrea Carrara sorreggono una colomba.  Accanto al complesso si innalza il campanile con tre campane che oltre a richiamare i fedeli per le funzioni liturgiche, venivano suonate per placare le tempeste. Prima di entrare nel sacello si attraversa il chiostro, ampliato nel 1840, quando fu necessario prolungare l’antica cappella e congiungerla con il nuovo corpo edificato a valle, per accogliere le salme dei defunti dopo la proibizione di seppellire i morti all’interno dell’abitato. Sotto gli archi che delimitano su di un lato il perimetro del chiostro, infatti, sono ben visibili alcune botole che chiudono camere sepolcrali. La struttura originaria della cappella – prima dell’allungamento – terminava dove finisce il ciclo pittorico di Anselmo Palmieri di Polla, realizzato nel 1713. Il ciclo pittorico diviso in varie scene dentro riquadri pittorici rappresenta la Nascita di Maria, la presentazione di Maria al tempio, lo Sposalizio con S. Giuseppe, la Visitazione, la Natività di Gesù e la Circoncisione. L’aula termina con un presbiterio rialzato e collegato da una imponente scalinata con balaustra in pietra di Padula. L’altare maggiore in commessi litici e marmorei conserva nell’edicola una pregevole scultura della Vergine in pietra e stucco del XIV secolo, legata all’iconografia bizantina.

Bibliografia essenziale: P. Ebner, ‘Chiesa, baroni e popolo nel Cilento’, vol.2, I, 1982, p. 541.

 

Indirizzo

Indirizzo:

via Colomba 84030 Atena Lucana SA

GPS:

40.45852110271193, 15.554079224714647

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