standard-title Storia della provincia

Storia della provincia

Sede di insediamenti preistorici, la provincia di Salerno conobbe un primo, formidabile sviluppo culturale per opera di invasori di stirpe greca: Focei e Dori di Sibari. I primi, popolazione originaria della Focide dedita ai commerci marittimi e alla fondazione di empori, fondarono una città alla foce dell’Alento, oggi nel territorio di Ascea, conosciuta prima come Elea e successivamente, in epoca romana, con il nome di Velia. La città greca fu sede di una delle maggiori scuole filosofiche presocratiche, la scuola eleatica resa celebre dalle speculazioni di Parmenide e Zenone, il cui paradosso dovette aspettare il calcolo infinitesimale di Leibniz-Newton per essere confutato, più di due millenni più tardi. I secondi fondarono invece, dal promontorio di Agropoli alla foce del Sele, nel territorio dell’attuale Comune di Capaccio, Poseidonia, oggi nota col nome romano di Paestum. Poseidonia fu quindi uno dei non rari esempi di colonia fondata da un’altra colonia. Le vestigia dei suoi formidabili templi rivaleggiano in bellezza e condizioni di conservazione con quelle della Valle dei Templi di Agrigento e la Selinunte della Sicilia Occidentale, e sono tra le più importanti testimonianze architettoniche giunte fino a noi dalla Magna Grecia. I templi, all’epoca ancor più affascinanti perché circondati da paludi malariche, furono poi meta prediletta dei viaggiatori del Grand Tour ottocentesco, così importante nella cultura europea, finendo per essere raffigurati (e narrati) dai maggiori artisti e letterati del tempo.

In epoca medievale, Salerno fu centro benedettino di assoluto rilievo, e prima ancora ebbe un ruolo fondamentale e propulsivo in quel processo di renovatio imperi che portò la cultura longobarda a riproporre in Italia istituzioni e conoscenze dell’epoca romana fino a culminare nella fondazione del Sacro Romano Impero da parte di Carlo Magno, che del principe longobardo salernitano Arechi II fu cognato (avendo entrambi sposato figlie del re lombardo Desiderio). Risale a quei secoli la formazione della Scuola Medica Salernitana, che recuperò al sapere del tempo le antiche conoscenze greche e alessandrine (attraverso traduzioni arabe), oltre a gettare il seme di quella botanica moderna che sarebbe giunta a compiuta fioritura nel XVIII con lo scandinavo Linneo, autore di una classificazione che riprese e ampliò l’Opus Pandectarum di Matteo Silvatico, prima compilazione botanica del mondo occidentale medievale. Con le dominazioni normanno-sveve e angioine la provincia decadde sul piano culturale non meno che economico e sociale, e i secoli del malgoverno spagnolo accentrarono la produzione culturale nella vicina Napoli. Tuttavia, in quegli anni, un ruolo propulsivo lo ebbero istituzioni religiose (il capoluogo è definito città conventuale) e, in più rari casi, Signori illuminati; non mancarono tuttavia eccezioni, come è il caso di Giambattista Vico, filosofo peraltro eccentrico nel panorama salernitano e nazionale del suo tempo. All’alba dell’Ottocento, troviamo eredi di questa tradizione intellettuali salernitani a quasi tutte le svolte del tempo nuovo.

Come fu il caso dell’abate Genovesi, che nella tarda età borbonica contribuì attivamente ai tentativi di riforma del Regno, o come quei patrioti e letterati, cilentani e del capoluogo, che vissero da protagonisti i rivolgimenti carbonari e, prima ancora, la Repubblica Partenopea e l’età napoleonica. Con l’Unità d’Italia, la provincia di Salerno conobbe una sorte non diversa da quella del Mezzogiorno tutto, finendo col condividere un declino che, a parte eccezioni anche notevoli, condusse il territorio a esprimere soprattutto una cultura amministrativa e letteraria. Una parziale eccezione è rappresentata dal crescere di una cultura industriale, a partire dai primi insediamenti tessili svizzeri, tuttavia minoritaria rispetto a quella rurale, predominante in provincia, e a quella commerciale, egemone nel capoluogo e nei comuni limitrofi (Cava de’ Tirreni, ovviamente l’ex repubblica marinara Amalfi). Nel Novecento, la storia culturale della provincia di Salerno annovera figure rilevanti, come Alfonso Gatto, poeta ermetico e scrittore raffinato, come Filiberto Menna, insigne critico d’arte. Salernitano è stato dal 1976 al 1984 il presidente del CNR, Quagliariello. Napoletano di nascita, ma salernitano d’adozione è lo scrittore Diego De Silva, autore di Certi bambini, e salernitani si contano anche nel giornalismo di qualità, dal Gaetano Afeltra del Corriere della Sera all’Aldo Falivena autore di un fortunato format televisivo degli anni settanta del secolo scorso. Altro salernitano di adozione fu Franco Angrisano, il celebre Giacinto de “I ragazzi di Padre Tobia” e braccio destro di Eduardo De Filippo, per oltre quindici anni.

La costiera amalfitana, patrimonio UNESCO, insieme a quella cilentana, sono annoverate tra le costiere più belle al mondo. Le più note località turistiche balneari a livello internazionale sono Amalfi, Positano, Praiano, Maiori e Minori incluse nella costiera amalfitana, mentre per la costiera cilentana Scario, Sapri, Castellabate, Marina di Camerota, Paestum, Acciaroli e Pioppi (Pollica), Agropoli e Palinuro (Centola).

Notevole importanza nel turismo internazionale ha l’area di Paestum, grazie alla sua millenaria storia di colonia prima Greca e poi Romana, vicino alla foce del fiume Sele. Cittadina ricca di storia e tradizione é Cava de’ Tirreni, porta della costiera amalfitana, località turistica di notevole rilievo.

All’interno del territorio della provincia di Salerno ricadono ben due Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO: la Costiera Amalfitana, il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Elea-Velia, e la Certosa di Padula