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Storia di Salerno

Salerno, Saliërn in dialetto locale, è un comune italiano capoluogo dell’omonima provincia in Campania, durante il Medioevo, la città ha vissuto, sotto la dominazione longobarda, una delle fasi storiche più rilevanti, essendo stata la capitale del Principato di Salerno, territorio che gradualmente arrivò a comprendere gran parte del Mezzogiorno continentale italiano.

A Salerno ha avuto sede la Scuola Medica Salernitana, che fu la prima e più importante istituzione medica d’Europa all’inizio del Medioevo e come tale è considerata da molti un’antesignana delle moderne università. Dal 1968 la città è sede dell’Università degli studi di Salerno, dislocata dal 1988, sotto forma di campus, nei vicini comuni di Fisciano e Baronissi.

Dal febbraio all’agosto del 1944 Salerno fu sede del governo italiano, ospitando i governi Badoglio I, Badoglio II e Bonomi II che portarono alla Svolta di Salerno.

Il primo insediamento documentato sul territorio Salernitano risale al VI secolo a.C.; si tratta di un centro osco-etrusco che sorgeva sul fiume Irno poco lontano dalla costa in un punto strategico per le vie di comunicazione dell’epoca. Nel V secolo a.C., con la ritirata degli Etruschi dall’Italia meridionale, lo stesso insediamento venne occupato dai Sanniti. In circostanze non note tale insediamento venne abbandonato attorno al 280 a.C.

Con la lex Atinia de coloniis quinque deducendis, del 197 a.C., erano state poste le basi per la romanizzazione della fascia tirrenica della Campania. Furono, quindi, fondate cinque colonie marittime di cittadini romani a Vulturum, Liternum, Puteoli, Castrum Salerni ed a Beneventum. Nel 199 a.C. Scipione fece inviare a Salerno, città già di una certa importanza, trecento cittadini romani per fondarvi la colonia marittima, nello stesso periodo in cui vi istituirono il portorium, trasformando lo scalo marittimo della città in dogana di Stato. I salernitani parteciparono, quali alleati di Roma, alla Seconda guerra punica e furono ricordati da Scipione L’Africano quali “pugnaci guerrieri lanciatori di giavellotti”. Dopo la Battaglia di Canne furono un valido presidio contro i Picentini, schieratisi dalla parte di Annibale. La città si espanse e durante l’impero di Diocleziano divenne il centro amministrativo della provincia della Lucania e del Bruzio.

Salerno era attraversata dalla via Popilia (l’attuale via Tasso), che la collegava con Pompei, Neapolis e con la Lucania. Il foro era sito nell’attuale piazza Abate Conforti ed era attraversato dalla stessa via Popilia, che in questo tratto corrispondeva al decumano massimo della città, mentre il cardo massimo seguiva il tracciato dell’attuale via Canali. Sono attestate anche notizie di un anfiteatro, grazie ad un’iscrizione sepolcrale dedicata ad Acerrio Firmio Leonzio, ricordato come organizzatore di uno spettacolo teatrale.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la città fu annessa al dominio bizantino fino al 646 quando cadde in mano longobarda e divenne parte del ducato di Benevento. Nel 774 il principe Arechi II vi trasferì la corte e nell’839 il principato di Salerno divenne autonomo da Benevento acquisendo i territori del Principato di Capua, la Calabria e la Puglia fino a Taranto.

Sotto il principato di Arechi II, Salerno conobbe un periodo di rinascita sia dal punto di vista culturale che urbanistico. Sul modello di quanto fatto a Benevento, infatti, fece costruire un palazzo con annessa cappella e fortificò il sistema difensivo, sfruttando le mura dell’antica fondazione romana. La preoccupazione di un’aggressione franca contro il ducato meridionale fu, secondo Erchemperto, il motivo che portò Arechi II a scegliere un luogo già fortificato con sbocco verso il mare.

La realtà della città era caratterizzata da un ambiente multiculturale; il principato era difatti uno Stato cuscinetto tra il papato e l’impero, da una parte, e l’oriente bizantino e il mondo islamico dall’altra. Questo quadro politico contribuiva tuttavia anche ad una certa instabilità. Dal punto di vista commerciale, anche per tramite della vicinissima e potente Amalfi, la città era collegata alle più remote coste del mediterraneo.

In questo contesto sorse intorno al IX secolo la Scuola Medica Salernitana che la tradizione vuole fondata da quattro maestri: un arabo, un ebreo, un latino ed un greco. La scuola fu la prima istituzione per l’insegnamento della medicina nel mondo occidentale e godette di enorme prestigio per tutto il Medioevo. La città era una meta obbligata per chi volesse apprendere l’arte medica o farsi curare dai suoi celebri dottori. Questa fama valse a Salerno il titolo di Hippocratica civitas, titolo di cui ancora la città si fregia nel suo stemma.

Lo sviluppo della città fu proseguito dagli immediati successori di Arechi II: Grimoaldo I e Grimoaldo II. Dopo varie successioni ed alterne vicende la città visse il periodo più florido della sua storia, che concise con il governo della sesta dinastia iniziato nel 983. Opulenta Salernum fu la dizione coniata sulle monete per testimoniarne lo splendore. Con Gisulfo II di Salerno ebbe termine il principato longobardo, a causa della detronizzazione avvenuta nel 1077 per mano del cognato Roberto il Guiscardo, ma dopo la conquista normanna Salerno divenne capitale del ducato di Puglia e Calabria (titolo precedentemente assegnato a Melfi) che arrivò a comprendere gran parte del Mezzogiorno continentale. Nella fase di transizione giocò un ruolo importante Alfano I, che fece da mediatore tra longobardi e normanni e fece costruire il duomo in stile arabo-normanno, con l’assenso e il contributo economico del Guiscardo.

Salerno capitale del Ducato normanno di Puglia e Calabria. Nel 1130 il ducato di Puglia e Calabria (derivato dalla fusione del ducato di Puglia con il ducato di Calabria) fu però annesso al Regno di Sicilia da Ruggero II.

In realtà fin dal 1127 Salerno aveva perso la sua nomina ufficiale di capitale dei possedimenti normanni (sostituita da Palermo), ma con l’avvento degli Angioini la sua posizione si rinsaldò. Nel 1272 venne elevata da Carlo I d’Angiò al rango di capitale di un principato autonomo riservato all’erede al trono Carlo II di Napoli e durante questo periodo vi fu un rilancio dal punto di vista artistico e culturale.

Nel 1419 per necessità finanziarie Giovanna II cedette in feudo la città ai Colonna, per poi passare agli Orsini ed infine ai Sanseverino, una potente famiglia feudale che ebbe molta influenza sulle sorti del Regno di Napoli per gran parte del Rinascimento. Sotto i Sanseverino la città conobbe decenni di intensa vita culturale: Masuccio Salernitano fu segretario del primo principe della dinastia, Bernardo Tasso fu fido consigliere di Ferrante e la scuola medica ebbe nuovo impulso e splendore, grazie alla presenza di illustri personaggi quali Scipione Capece, Agostino Nifo e i fratelli Martelli. Con la caduta di Ferrante Sanseverino, nel 1578 la città fu data in feudo dal re a Nicola Grimaldi e solo nel 1590 riuscì a riscattarsi con il pagamento di una somma di denaro. La rivoluzione contro i governanti spagnoli nel 1647, ebbe ripercussioni anche a Salerno. Sul modello di quanto accaduto a Napoli con Masaniello, vi fu un moto popolare guidato dal pescivendolo Ippolito di Pastina. Negli anni successivi la città fu colpita da diversi eventi drammatici che ridussero considerevolmente la popolazione della città: nel 1656 vi fu un’epidemia di peste e il 5 giugno 1688 subì un violento terremoto, seguito da una nuova scossa nel 1694.

Occorsero decenni perché le sorti di Salerno si risollevassero da questi eventi funesti. Ai primi del Settecento la città era ridotta ad un piccolo abitato di poche migliaia di abitanti e solo nella seconda metà del settecento, con l’arrivo dell’Illuminismo, vi fu un periodo di parziale rinascita. Nel 1799 la città aderì alla Repubblica Napoletana con i fratelli Ruggi d’Aragona, che istituirono un governo provvisorio e furono a capo del dipartimento del Sele.

Nella prima metà dell’Ottocento, durante il regno borbonico, nacquero a Salerno le prime industrie, per lo più a capitale straniero (svizzero in particolare). Salerno diede appoggio a Garibaldi nel 1860 con nove salernitani che erano nei “Mille” e furono numerose le affiliazioni alle società segrete, come la Carboneria.

Nel 1861, anno dell’unificazione, Salerno era la terza provincia italiana per valore aggiunto pro capite: nel 1877 risultavano sul territorio 21 fabbriche tessili con circa 10.000 operai, e Salerno venne soprannominata “la Manchester delle Due Sicilie”.

Carri M4 Sherman attraversano Salerno nel 1943. Per dare un termine di paragone, si pensi che nello stesso periodo a Torino lavoravano in questo settore solo 4.000 operai. Dopo l’unità avvenne il tracollo di numerose industrie, tra le quali le cartiere un tempo fiorenti.

Nel settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, la città (e la costa del suo golfo, fino ad Agropoli) fu teatro del cosiddetto sbarco di Salerno: con questa operazione gli alleati accedevano alla costa tirrenica della penisola italiana ed aprivano la strada per avanzare verso Roma. Nel periodo che seguì lo sbarco (dal febbraio 1944) la città ospitò i primi governi dell’Italia post-fascista e la famiglia reale in fuga, divenendo di fatto Capitale d’Italia fino alla liberazione di Roma (inizio giugno 1944). In questo frangente si ebbe la cosiddetta Svolta di Salerno, con cui gli antifascisti, la monarchia e Badoglio trovarono un compromesso per un governo di unità nazionale.

Nel 1954 la città fu colpita da una forte alluvione che causò centinaia di morti e nel 1980 risentì anche del terremoto che colpì l’Irpinia.

Il 7 gennaio 2012, nel consueto appuntamento della Festa del Tricolore a Reggio nell’Emilia, la città di Salerno ha ricevuto, durante le manifestazioni conclusive del centocinquantenario dell’unità nazionale, una copia del primo tricolore a ricordo del ruolo di capitale svolto dalla città al termine dell’ultimo conflitto mondiale.