standard-title Territorio della provincia

Territorio della provincia

Storicamente, lo sviluppo territoriale è stato pesantemente influenzato dall’assetto geografico. I primi insediamenti umani di cui si abbiano tracce interessano la parte della piana pestana più vicina al capoluogo (comune di Pontecagnano Faiano e zone limitrofe). In epoca storica, la provincia fu visitata dagli Etruschi che fondarono Nuceria Alfaterna e un insediamento a Fratte e soprattutto dai Greci, che vi fondarono un importante centro della Magna Grecia, Posidonia, poi ribattezzata dai Romani Paestum, oggi area archeologica tra le più importanti d’Italia. I coloni greci conquistarono anche la città focea di Elea, che avrebbe dato i natali a Parmenide e Zenone, tra i maggiori filosofi dell’antichità. Notevole importanza ha avuto la città di Eboli che, fino a qualche secolo fa, occupava un’area che si estendeva dal Sele al Tusciano, occupando anche il territorio dell’odierna Battipaglia.

Il capoluogo fu probabilmente insediamento etrusco, poi colonia greca che venne più tardi conquistata o sostituita da una colonia romana, come altri centri della provincia, al tempo della seconda guerra punica. Divenne comunque colonia cittadina nel III secolo a.C. Era in origine un castrum, un accampamento militare posto sul fiume Irno, all’inizio della valle omonima che risale verso le zone più interne della regione, Avellino e Benevento. Tale valle rivestirà grande importanza negli anni successivi alla caduta dell’Impero romano d’Occidente.

Nel V secolo, infatti, il territorio fu coinvolto nella guerra greco-gotica, e le zone più meridionali rimasero tagliate fuori dagli sviluppi successivi, accomunandosi alla Basilicata anche in termini di isolamento e ritardo storico a causa della relativa facilità di collegamento con l’allora Lucania attraverso il Vallo del Diano. Subito dopo, i Longobardi (succeduti ai Goti nella lotta contro Bisanzio) istituirono a Benevento un loro ducato, detto Longobardia Minor per distinguerlo dai possedimenti longobardi in Italia settentrionale. Attraverso la valle dell’Irno i guerrieri nordici calarono poi su Salerno, allora bizantina, e la espugnarono istituendo anche lì una sede ducale (la statale che collega i due capoluoghi appunto lungo la valle dell’Irno è ancor oggi detta dei Due Principati). La storia della Longobardia minor finirà con l’esser ancor più lunga di quella maggiore: a Salerno infatti il governo longobardo giunse fin oltre il 1000, quando fu sostituito dalla fondazione del primo regno normanno d’Italia, per opera di Roberto il Guiscardo, che rovesciò l’ultimo duca longobardo Guaimario V, impalmandone la figlia Sichelgaita (1077). Qualche anno dopo i Normanni misero fine anche alla Repubblica Amalfitana, a lungo rivale del capoluogo, e si rivolsero a fini di conquista ad altre regioni, disinteressandosi delle zone meridionali della provincia (Cilento e Vallo di Diano), abbandonate alle incursioni saracene e alla fame.

Il successivo sviluppo della dinastia normanna, che culminerà nella straordinaria figura di Federico II, porterà poi la Storia e il potere (e la Scuola medica salernitana, straordinario esempio di cooperazione interculturale) lontano da Salerno e dalla sua provincia, incominciando un processo di lenta decadenza.

Il territorio corrispondente all’attuale provincia di Salerno, dal 1273 al 1860, era un’unità amministrativa appartenente al Regno di Sicilia (poi al Regno di Napoli, quindi al Regno delle Due Sicilie); il suo nome era: Principato Citra ed era strutturato in Giustizierato prima (1273-1806) e Provincia del Regno poi (1806-1860).

Nel XIX secolo l’economia della provincia conobbe una forte crescita. Il settore tessile si sviluppò enormemente, grazie all’investimento di diverse famiglie svizzere, gli Züblin, Wenner, e Schlaepfer a Fratte di Salerno sul fiume Irno e poi i Mayer e i Freitag a Scafati sul fiume Sarno, che vi impiantarono una fiorente attività tessile. Tali insediamenti portarono la Rivoluzione industriale nel salernitano, favorendo la nascita di un significativo polo industriale tessile che riguarderà anche Angri e Nocera, espandendosi poi fino a Poggioreale e Piedimonte Matese, giungendo a impiegare ben 12.000 operai intorno al 1880.

Prima dell’Unità, nel 1857 Carlo Pisacane trovò la morte a Sanza nel Vallo di Diano, ucciso dai contadini del posto che pensavano si trattasse di un fuorilegge. Furono molti i salernitani che appoggiarono Garibaldi nel 1860 quando attraversò la provincia diretto a Napoli (erano numerose le affiliazioni alla Carboneria risorgimentale a Salerno).

L’industria alimentare ebbe un forte sviluppo durante il Regno d’Italia e fu particolarmente promossa e sovvezionata da Mussolini, specialmente nell’agro Sarnese-nocerino e nella Piana del Sele. Ma le fortune del tessile nella provincia subirono un forte rallentamento alla fine dell’Ottocento e la produzione andò scemando nel corso del XX secolo. L’ultima fabbrica tessile della valle dell’Irno fu delocalizzata nel settembre 2007.

Il regime fascista promosse poi la bonifica della piana pestana, liberando terra fertile che fu assegnata anche a coloni da altre parti d’Italia, e con la ferrovia tirrenica (a binario unico fino al 1925) si favorirà la penetrazione della modernità in Cilento, 2500 anni dopo l’involontaria visita del mitico prototurista Palinuro, nocchiero d’Enea.

Dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale la provincia sta registrando un notevole sviluppo anche industriale, specialmente nella parte settentrionale intorno al capoluogo.

La provincia di Salerno presenta diverse eccellenze ambientali, spesso riconosciute anche a livello amministrativo. il territorio accoglie infatti un parco nazionale, il già ricordato Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, quattro parchi regionali (il Parco regionale Monti Picentini, il Parco naturale Diecimare, il Parco regionale Bacino Idrografico del fiume Sarno e il Parco regionale dei Monti Lattari), una Riserva Naturale Statale (la Valle delle ferriere), due Riserve Naturali Regionali (quella della Foce Sele e Tanagro e quella dei Monti Eremita e Marzano), poi due aree marine protette (l’Area marina protetta di Punta Campanella e l’Area marina protetta di Santa Maria di Castellabate e Punta Licosa, prima area marina protetta in italia prevista fin dal 1972[7]), e infine le oasi protette del Monte Polveracchio e di Persano.

Inoltre, sul territorio sono presenti due siti riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità, la costiera amalfitana e il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo del Diano, che è riconosciuto anche riserva della biosfera e primo geoparco, tra i parchi nazionali italiani.

La costiera amalfitana comprende i territori dei comuni rivieraschi compresi tra Positano e Vietri sul Mare, alle porte del capoluogo. Si tratta di un territorio di straordinaria bellezza paesaggistica in cui l’attività umana ha saputo integrarsi perfettamente, attraverso il paziente lavoro millenario per strappare alle scoscese balze montane fazzoletti di terra per uso agricolo o edilizio. Si è creato così un paesaggio antropizzato unico al mondo, impreziosito da testimonianze storiche e architettoniche tra le quali occorre segnalare il Duomo di Amalfi e i giardini di Villa Cimbrone e Villa Rufolo a Ravello.

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è invece un vasto territorio di 180.000 ettari che, anche grazie a un isolamento secolare, ha saputo conservare usi antichissimi, di grande valore salutistico e ambientale. È infatti ad Acciaroli e Pioppi, sulla costa cilentana, che Ancel Keys, nutrizionista statunitense, ha condotto gli studi sull’alimentazione che hanno portato alla definizione della famosa ‘dieta mediterranea’. Attualmente, il territorio è interessato da una ricerca del CNR, mirante a individuare i fattori anche genetici che consentono eccezionale, attiva longevità in perfette condizioni di salute alla popolazione cilentana. Al Parco, ai fini dell’attribuzione della qualifica di Patrimonio dell’Umanità sono stati aggiunti i siti archeologici di Paestum e Velia (l’antica Elea), la Certosa di Padula, le Grotte di Pertosa e le Grotte di Castelcivita.

Occorre infine segnalare che l’area del Cilento è oggi uno straordinario serbatoio di biodiversità in campo florofaunistico, esemplificata dalla Primula di Palinuro (Primula palinuri), ma in particolare per quanto riguarda le piante alimentari: per tutte, si segnala il fagiolo di Controne, dalla buccia sottilissima e dall’eccellente digeribilità. Per questi motivi nel 1997 il Parco è stato inserito dall’Unesco nel Programma MAB (Man And Biology), come Riserva della biosfera e nel 2010 è stato nominato primo, tra i parchi nazionali, Geoparco italiano. Un’altra caratteristica è l’area ambientale incontaminata del Vallo di Diano, territorio ai confini della Basilicata a 60 km da Salerno. Il Vallo di Diano è un punto di riferimento per tutti coloro che amano la natura e la gastronomia, dalla Valle delle Orchidee a Sassano alle Grotte di Pertosa, dalle escursioni trekking per i sentieri del Cervati ai Boschi di Sanza. Il territorio ospita anche complessi ipogei di grande interesse, fra i quali si citano le Grotte di Castelcivita, con uno sviluppo di oltre 4 km, le Grotte di Pertosa, da visitare in parte in barca, le Grotte del Bussento sul fiume omonimo.

I settori trainanti della provincia sono l’agroindustria, il terziario e il turismo. Nella piana del Sele oltre all’industria risulta molto sviluppata l’agricoltura e la zootecnia. Le attività industriali sono numerose nella zona settentrionale della provincia e nella piana del Sele. Da citare i gruppi alimentari La Doria nell’agro-nocerino, ma anche il gruppo Antonio Amato nel capoluogo, Bonduelle a Battipaglia, Mutti a Oliveto Citra e Newlat a Salerno ed Eboli. Nel comparto chimico sono presenti, fra tutte, la Saint-Gobain di Fisciano, Italcementi e Sol a Salerno. Il settore automotive annovera la Cooper Standard Automotive di Battipaglia, la Rubber Division di Salerno e la Yanfeng Automotive di Cicerale. Il comparto metalmeccanico è presente con il gruppo Arcelormittal e Fonderie Pisano a Salerno, la meccanica con il gruppo Otis a Salerno, Ardagh a Cava de’ Tirreni e Castel San Giorgio, Silgan White Cap a Battipaglia, Crown a Nocera Superiore e Battipaglia. Nelle TLC svettano la Ericsson di Pagani, la Nokia, la Nexans e il gruppo Prysmian a Battipaglia. A Cava de’ Tirreni è presente uno stabilimento delle Manifatture Sigaro Toscano. Inoltre a sud del capoluogo sono presenti numerosi caseifici per la produzione di formaggi tra cui spicca la mozzarella di bufala. Ben sviluppato è anche il settore della pesca, soprattutto quella del tonno nel comune di Cetara.

Prodotti tipici

  • Limoni Costa d’Amalfi
  • Mozzarella di bufala campana
  • Cipollotto nocerino (DOP)
  • Fico bianco del Cilento (DOP)
  • Mozzarella di bufala campana (DOP)
  • Olio extravergine di oliva Cilento (DOP)
  • Olio extravergine di oliva Colline Salernitane (DOP)
  • Percoca giallona di Siano (DOP)
  • Pomodoro di San Marzano (DOP)
  • Ricotta di bufala campana (DOP)
  • Carciofo di Paestum (IGP)
  • Limone Costa d’Amalfi (IGP)
  • Marrone di Roccadaspide (IGP)
  • Melannurca campana (IGP)
  • Nocciola di Giffoni (IGP)
  • Fagiolo di Controne
  • Fusillo felittese di Felitto (STG)
  • Cece di Cicerale
  • Castel San Lorenzo (vino) DOC
  • Cilento (vino) DOC
  • Costa d’Amalfi (vino) DOC
  • Colli di Salerno (vino) IGT
  • Paestum (vino) IGT
  • Monte di Grazia IGT